SI
ALZA DI QUALCHE GRADO L'AUTUNNO MILANESE
Felice, felice
di camminare. Non è una sensazione comune, ma la felicità
di porre un piede dopo l’altro, sotto la pioggia, in un buio
pomeriggio autunnale, che solo a Milano si può incontrare,
è un piacere particolare.
Sono le tre e mezza del pomeriggio quando mi ritrovo davanti alla
fermata metropolitana “Centrale F.S.”. Alle mie spalle
una mastodontica costruzione, imperiale, di età mussoliniana:
la rappresentazione architettonica del potere. Davanti, l’entrata
di un cunicolo sotterraneo, che per qualcuno, tutti i giorni, rappresenta
la cancellazione della luce, del sole, dell’aria aperta. Le
inferriate della metropolitana chiuse, sbarrate, quasi a sbeffeggiare,
dalla loro posizione, il potere: le imponenti arcate che danno accesso
alla stazione centrale. 
Intorno a me decine di lavoratori, pensionati e impiegati inferociti
perché le metropolitane non vanno, qualcuno si scaglia contro
i cancelli, prendendoli a pugni con tutta la violenza che si possa
immaginare. Dopo qualche secondo si intravedono al di là
delle inferriate, negli angoli, due colletti bianchi, pronti a spiegare
che se fosse stato per loro lo sciopero non ci sarebbe stato, che
se fosse stato per loro le metro sarebbero partite e arrivate come
tutti i giorni, che se fosse stato per loro tutto sarebbe stato
tutto terribilmente normale.
Prendo le mie quattro borse e mi dirigo verso Piazza Loreto, senza
sapere bene dove sia, ma con qualche suggerimento arrivo in Via
Andrea Doria, da lì proseguo fino a casa risalendo Via Porpora,
attraversando il Ponte sino in Via Crescenzago. Una lunga camminata
accompagnata da un incomprensibile suono di clacson, che in realtà
gridano imprecazioni contro i lavoratori e contro il diritto di
sciopero.
La notizia mi giunge appena rientrato in casa: i ferrotranvieri
milanesi hanno dichiarato lo sciopero ad oltranza iniziando la protesta
già dalle prime ore della mattinata.
Finalmente uno sciopero che è reale espressione di un disagio
di classe. Quando un lavoratore percepisce un salario mensile di
800 euro e con qualche anno di anzianità arriva a 1100, 1200,
1300 euro, in un'Italia dove le retribuzioni sono calcolate in lire
e i prezzi sono in euro, ha il dovere di rivendicare l’aumento
in busta paga almeno dell’inflazione reale. Ha il dovere di
protestare quando gli viene negato il diritto di avere un contratto
firmato. Sfido quei giornalisti ben pensanti, che quella stessa
sera lanciavano le loro parole e affilavano le punte delle loro
Mont Blanc contro i lavoratori esasperati da una condizione alle
soglie della povertà, a vivere con 1.600.000 lire al mese,
a mantenere una famiglia, i figli, con un aumento dei prezzi a due
cifre, sapendo che con il regalo di Giulio Tremonti dovranno lavorare
come minimo fino a 40 anni di servizio. Sfido quei giornalisti che
documentano gli scioperi dei trasporti soltanto come disagi e che
giudicano lo sciopero ad oltranza come un attentato all’ordine
pubblico, sfido il sottosegretario al Lavoro, a guidare un autobus,
un tram per sei ore al giorno più gli straordinari, con neve,
acqua, freddo, sole, afa, cappa metropolitana, insulti e minacce.
Oppure a condurre un treno in un cunicolo di giorno e di notte annullando
completamente qualsiasi condizione umana di luce.
La
protesta dei lavoratori ATM, che da qualche studente milanese vengono
chiamati “atimmini”, rappresenta un vero e proprio malessere
di classe. Di fatto in Italia assistiamo alla progressiva scomparsa
di una classe media, figlia degli anni '80, da una parte a favore
di grandi masse sempre in uno stato di precarietà che le
porta ad essere più povere, dall'altra di un ceto stratosfericamente
più ricco. Un processo velocizzato dalla crescita dell'inflazione.
Ci stiamo avviando, più o meno progressivamente, verso una
società formata esclusivamente da due classi: da un lato
enormi masse precarie che si vedono sempre più minacciate
dalla cancellazione del loro potere d'acquisto e dei loro diritti,
dall'altro una classe capitalista dominante, la quale da ora in
poi saprà che non può più fare il bello o il
cattivo tempo, come ha dimostrato questo autunno piovoso ma non
ancora abbastanza caldo.
Luca
Stanzione, Istituto BESTA, Milano
I consigli della redazione
Volete saperne di più sul problema
degli scioperi nei servizi pubblici? Andate sul sito della Commissione
di Garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi
pubblici essenziali, all'indirizzo http://www.commissionegaranziasciopero.it/
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