GLOBAL WARMING: SINTOMO DI UN PIANETA CHE MUORE

Il livello dell’anidride carbonica nell’atmosfera è il più alto degli ultimi 650mila anni, e la velocità di crescita aumenta sempre di più.
Il global warming è salito di 0,65°, mediante il doppio sulle aree emerse e il triplo sull’Artico.
I mutamenti climatici sono le variazioni a livello globale del clima della terra. Essi si producono su tutte le condizioni meteorologiche: temperature massima e minima, precipitazioni, nuvolosità,
eccetera. Sono dovuti a cause naturali e, negli ultimi secoli, anche all’azione dell’uomo. Infatti con semplici azioni l’uomo potrebbe diminuire il riscaldamento globale, come abbassare il riscaldamento in casa, spegnere la tv quando è in stand-by, ridurre l’utilizzo dell’automobile o riciclare i rifiuti.
L’aumento delle precipitazioni sta causando in Antartide un aumento degli spessori dei ghiacci, ma contemporaneamente si sta assistendo allo scioglimento della calotta Artica e dei ghiacciai della Groenlandia. Con recenti osservazioni satellitari si è giunti a rivelare una situazione negativa nel bilancio complessivo delle superfici ghiacciate del Pianeta. Dal 1996, che si è calcolato uno scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia per 90 km3 l’anno, si è arrivati nel 2005 a 220 km3 l’anno.
Tali cambiamenti possono aumentare gli eventi estremi quali alluvioni, siccità, onde di calore, riduzione dei rendimenti agricoli o causare estinzioni biologiche. Le maggiori temperature contribuiscono alla comparsa di specie (ad esempio la zanzara tigre o numerosi pesci) e malattie tropicali nel bacino del Mar Mediterraneo.
Gli scienziati della NASA hanno esaminato i ghiacciai della Groenlandia negli ultimi sette anni. Nel 1993 e 1994, i ricercatori effettuarono le osservazioni usando un altimetro laser aereotrasportato e le posizioni dell’aeroplano erano state misurate utilizzando il satellite. Queste stesse aree sono state studiate nello stesso modo, nel 1998 e nel 1999. I risultati mostrano un evidente assottigliamento dei ghiacci sui margini a sud e sud-est dell’isola. Infatti questo assottigliamento dei ghiacci va con una velocità di più di un metro l’anno. I dati della ricerca indicano una perdita netta di circa 51 chilometri cubici di ghiaccio all’anno, sufficiente per alzare il livello del mare di 0.13 mm all’anno, che per ora non minaccia le regioni costiere.
Nuove osservazioni hanno individuato un leggero ispessimento di ghiaccio in alcune aree interne della Groenlandia e un significativo assottigliamento nelle zone costiere dell’isola, dovuto, secondo gli studiosi, alla capacità di queste aree di rispondere più rapidamente, ai cambiamenti esterni, come un riscaldamento del clima.
I ghiacciai si stanno sciogliendo con una rapidità senza precedenti: nel secolo scorso i ghiacciai delle Alpi europee e del Caucaso si sono ridotti della metà; del più grande ghiacciaio del monte Kenya, in Africa, non rimane che l’8%. Se la situazione non dovesse cambiare entro la fine del secolo, molti ghiacciai scomparirebbero dalla faccia della terra. In alcune parti del mondo il rapido scioglimento dei ghiacci provocherà inondazioni, e causerà danni all’agricoltura. Inoltre molti Paesi dipendono da essi per le risorse idriche.
È difficile prevedere con certezza cosa accadrà, anche perché la meteorologia non segue percorsi lineari, e gli scenari, così instabili, potrebbero mutare notevolmente.
La causa principale del riscaldamento globale è la CO2, che viene prodotta principalmente nella combustione di carbone, petrolio e suoi derivanti e gas naturale.
È chiaro che occorre ridurre l’uso di questo combustibili. I paesi industrializzati, ovvero i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 e altri gas terra, hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto, attraverso il quale si impegnano a ridurre entro il 2010 le proprie emissioni del 5% rispetto ai livelli del 1990. Purtroppo questo impegno costituisce solo un primo, debole passo di difficile realizzazione. In particolare, gli Stati Uniti si sono rifiutati di ratificare il protocollo, e anche la Russia, il cui contributo è determinante per consentire l’entrata in vigore del protocollo, si sta mostrando restia a ratificarlo.
È opportuno quindi aggiungere una serie di misure da attuarsi a livello locale per ottenere una riduzione delle emissioni.
Senza voler entrare nel dettaglio delle modalità attuative, citiamo un elenco (non esaustivo) di obiettivi: riduzione di consumi di energia;aumento dell’efficienza energetica attraverso l’adozione diffusa della cogenerazione; rimozione delle energie rinnovabili (in particolare solare ed eolico);riduzione dell’uso dell’auto privata e potenziamento dei sistemi di trasporti pubblici (in particolare quelli su ferro); riduzione dei consumi (ogni prodotto richiede energia, e quindi emissioni di CO2) e preferenza per i prodotti locali.
In particolare è critico il problema dei trasporti: nei prossimi anni si prevede che la maggior parte dell’aumento delle emissioni europee sarà dovuto a tale settore.

Beatrice Bruni, Valentina Pesenti, Rossella Schiavone, Valentina Vigliarolo,
Istituto BESTA, Milano

I consigli della redazione

Chi volesse informarsi di più su quest'argomento, senza leggere articoli troppo "scientifici", può cominciare da questo libro: Andrea Pinchera, Ci salveremo dal riscaldamento globale?, Laterza 2004 (10€).
In rete può essere utile consultare questi siti:
- http://www.zmag.org/italy/johansen-globalwarming.htm, che riporta un estratto del libro di Bruce E. Johansen, Global warming in the twenty-first century.
- http://www.nonsoloaria.com/effser.htm
- http://it.geocities.com/allfonsit/gw2it.html
- http://www.ecplanet.com/canale/ecologia-6/clima-61/1/0/9935/it/ecplanet.rxdf

 

 

 

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