INDIVIDUALITA' CONCORDA CON GLOBALIZZAZIONE?

Individualità concorda con globalizzazione ? Discutendo in classe sulla questione della globalizzazione è stata avanzata l'ipotesi che esso sia un modo per tendere all'annullamento dell'individualità. A pensarci un po', dal punto di vista psicologico, questa obiezione è abbastanza interessante. Premetto che le mie conoscenze in fatto di globalizzazione o no, non sono approfonditissime quindi, se dico qualche strafalcione di troppo, non prendetevela eccessivamente!
Detto questo vi chiedo di provare a guardare la vostra cartella e quelle dei vostri compagni: c'è una marca predominante? E' verosimile pensare che molti di voi possiedano un Eastpak o un Hsl e probabilmente una buona parte di ragazzi ha, ai propri piedi, scarpe da ginnastica marcate Adidas, Prada o Nike. Quante ragazze indossano o perlomeno hanno a casa una maglietta di Fiorucci? Il numero è considerevole soprattutto se consideriamo che dati simili si possono rilevare anche nelle altre scuole. Un normalissimo poncho suscita ilarità perché esce un po' dalla norma, non c'è qualcosa di sbagliato in tutto ciò? Vedere 4 ragazze che camminano assieme e notare che hanno tutte il medesimo tipo di zaino rosso, mi fa sorridere, ma nello stesso tempo mi preoccupa alquanto. Ragazzi dove è finita l'individualità? Va bene volersi sentire parte di un gruppo, ma non comprendo che gusto ci sia a frequentare cloni di se stessi. Magari la parola cloni è un po' eccessiva, ma è il concetto quello che conta. Volendo potreste obiettarmi che vi siete messi un determinato capo d'abbigliamento solo perché vi piace, benissimo! Qualcuno è in grado di darmi una risposta al fatto che abbiate tutti gli stessi gusti? Ho fatto l'esempio dei vestiti, ma la loro uniformità è solo un segnale superficiale dell'omogeneità di pensiero che si sta andando a creare. Pochi "sfidano" il parere degli amici e molti, forse troppi, dicono. C'è gente preoccupata a causa delle nuove riforme al sistema scolastico perché le ritiene un passo verso un appiattimento culturale che purtroppo non è da escludere. Non è giusto quindi tenere in considerazione anche il dilagare della moda e delle nuove tendenze, in quanto indici della nostra mentalità? La risposta è no, perché le mode arricchiscono i produttori. Quindi mai nessuno d'importante verrà mai a criticare il fatto che compriate le stesse cose che hanno addosso centinaia di altre persone attorno a voi. Nessuno d'importante ho detto, io sì!
Vi esprimo il mio parere, fondamentalmente di parte, invitandovi a riflettere. L'individualità di una persona, ciò che la rende unica nel suo genere, non è dettata ovviamente solo dal suo modo di vestire o simili, ma come ho già detto prima, questi fattori sono, secondo me, uno specchio seppur marginale di quello che uno ha dentro: l'originalità della persona. Alzare la testa e rivendicare la propria differenza da tutti gli altri non è facile, io sono la prima a dirvelo e la prima a fregarmene. La mia classe rimane spesso perplessa davanti al mio modo di vestire, ma sapete che cosa vi dico? Ne sono contenta e orgogliosa, la mia diversità sarà più difficile da dimenticare negli anni a venire rispetto all'identicità degli altri. Finisco scrivendovi l'ultimo consiglio: essere se stessi significa anche avere il coraggio di dire sempre quello che si pensa e non accettare di ripetere a pappagallo le idee degli altri, anche se il proprio pensiero è totalmente discordante da quello altrui. È quello che facciamo io e gli altri scrivendo: esponiamo e difendiamo le nostre idee senza temere i giudizi esterni.

Chiara Gori, Liceo Scientifico SEVERI, Milano


I consigli della redazione

Innanzitutto due siti che possono servire a un primo approfondimento e che permettono di proseguire ulteriormente la navigazione:

http://members.xoom.virgilio.it/A_Pacinotti/
È il sito realizzato dal liceo Pacinotti di La Spezia, che raccoglie i risultati di uno studio interdisciplinare (linguistico, storico, sociale, scientifico) sul tema della globalizzazione svolto dai docenti e dagli studenti dell'istituto. Dalla home page si può accedere, fra l'altro, alla storia del fenomeno, a un ampio glossario, ad alcune schede di libri giudicati significativi, a numerosi materiali di carattere sociale e scientifico (per es. una scheda sulla Monsanto, azienda leader nel settore delle biotecnologie), a una serie di link sul tema ecc.

http://www.globalizzazione2000.it/
Contiene la tesi di laurea del dott. Amedeo Lomonaco, articolata su quattro sezioni: la prima analizza il fenomeno nei suoi vari aspetti, offrendo anche file audio e immagini; la seconda presenta un excursus storico che parte dalle primissime forme di globalizzazione, al tempo delle civiltà sumeriche, e arriva ai giorni nostri; la terza e la quarta sezione ne analizzano rispettivamente limiti e potenzialità. Il sito contiene inoltre un'ampia bibliografia, con le schede di ogni libro citato, il testo integrale di un'ottantina di articoli sul tema, i link con una cinquantina di siti, ufficiali e non (si va da quelli di CIA, NATO, UE, WTO, OCSE ecc. fino alla Rete Lilliput e alla Rete No Global).

Questi sono invece alcuni testi per cercare di capire un fenomeno così complesso:

D.Held-A. McGrew, Globalismo e antiglobalismo, Il Mulino 2001 (euro 8,26). Gli autori tracciano la storia del concetto di globalizzazione, mettendo in luce la sua origine non recente. Delineano poi le diverse posizioni in merito, in particolare la scelta "globalista" e quella "scettica", che però non coglierebbero la complessità culturale, politica, economica e sociale del fenomeno.

Joseph E. Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi 2002 (euro 19). L'autore, premio Nobel 2001 per l'economia, ex-consigliere del presidente USA Clinton e collaboratore della Banca Mondiale analizza le cause del fallimento della globalizzazione, evidenziato dalla crisi argentina, dalla condizione della Russia e dalla situazione in cui versa il Terzo Mondo, che starebbero nelle politiche sbagliate di WTO, FMI, USA, che finirebbero per danneggiare anziché aiutare i paesi in via di sviluppo.

Naomi Klein, No logo, Baldini&Castoldi 2001 (euro 16,5). La "bibbia del movimento no-global", in cui la giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein indica nella contestazione dei marchi industriali, delle griffe, dei loghi, il primo passo nella lotta contro l'omogeneizzazione del gusto, dei consumi, perfino del linguaggio, imposta dalle grande aziende.

P. Gheddo-R. Beretta, Davide e Golia. I cattolici e la sfida della globalizzazione, San Paolo 2002 (euro 13,43). L'autore, missionario del P.I.M.E., partendo dalla constatazione che almeno la metà dei contestatori al vertice del G8 a Genova, nel luglio 2001, erano cattolici, si chiede quale debba essere la posizione dei cristiani in merito alla globalizzazione: una sorta di nuova incarnazione del male assoluto oppure una sfida da accettare e da vincere anche in nome di un migliore sviluppo del Terzo mondo. In particolare viene messo l'accento sulla vera emergenza dei Paesi poveri: quella educativa e culturale, che attende una risposta più responsabile e attiva da parte del mondo sviluppato.

 


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