ECOSOSTENIBILITÁ ED INQUINAMENTO:
ITALIA, EUROPA E MONDO INTERO CONTRO LA PROPRIA SALUTE
Un
problema che affligge l’Italia, ma anche, l’Europa
e il mondo è sicuramente l’ecosostenibilità.
Problemi come l’eccessivo e smodato utilizzo dei prodotti
e delle energie non rinnovabili, come inquinamento acustico, visivo,
luminoso, il buco nell’ozono, lo scioglimento dei ghiacci
sono oramai all’ordine del giorno; si aggiungono a questi
diverse problematiche che impegnano le istituzioni a dover agire
tenendo conto della responsabilità etica e morale dell’ambiente:
ad esempio la necessità o meno di utilizzare materiali
chimici o radioattivi per rendere più efficiente e veloce
la produzione o di basare la maggior parte del processo produttivo
(materie prime, produzione, trasporto ecc.) su prodotti altamente
e pericolosamente inquinanti come petrolio ed idrocarburi vari.
Noi però tratteremo in particolare il caso dell’Italia
per quanto riguarda esclusivamente l’utilizzo (o, in questo
caso, il non utilizzo) delle energie rinnovabili e le politiche
che puntano al rispetto dell’ambiente.
Se le energie rinnovabili sono il futuro, l'Italia va in direzione
contraria. Dal 1997 ad oggi il contributo delle energie rinnovabili
è diminuito, passando dal 16% del 1997 al 15,3% del 2006.
Secondo un'anticipazione, fornita dal Wwf, del rapporto sulle
energie rinnovabili che è stato presentato a Bruxelles
dal presidente della commissione Ue, Barroso l'Italia è
in questo settore il fanalino di coda dell'Europa, più
lontano di tutti gli altri dall'obiettivo nazionale del 25% di
quota da rinnovabili sul totale del consumo energetico. Dati,
afferma il Wwf, confermati anche dal rapporto del 2005 del Ministero
dello sviluppo economico, e dai dati provvisori d'esercizio di
Terna
relativi al 2006. «Accanto ai dati sulla situazione italiana
compariranno due faccine che piangono, a differenza di quanto
avverrà per Danimarca, Germania, Ungheria, Finlandia, Irlanda,
Lussemburgo, Spagna e Olanda, la cui situazione -dice il Wwf-
viene giudicata molto o abbastanza positivamente”. Altri
Paesi nei quali la situazione delle rinnovabili è invece
giudicata negativamente sono Austria, Cipro, Estonia, Francia,
Lettonia, Malta e Slovacchia. I meccanismi d' incentivazione per
le energie rinnovabili - dice il Wwf - hanno ben altre finalità
di un virtuoso sviluppo del settore. Il programma CIP6, concernente
l’energia prodotta da impianti di generazione a fonti rinnovabili
e assimilate, che gode del sistema di remunerazione incentivata,
pagato dai consumatori in bolletta per finanziare le energie rinnovabili,
per il 70% favorisce normali centrali di generazione con combustibili
fossili o rifiuti. Il meccanismo dei certificati verdi, la nuova
struttura di incentivazione delle fonti rinnovabili dopo la liberalizzazione
del settore dell'energia disciplinata dal D. Lgs. 79/99 (cosiddetto
decreto Bersani), anziché essere un virtuoso sistema di
mercato, è una nicchia di privilegi privo di obiettivi
di sviluppo delle rinnovabili. La quota d'obbligo di certificati
verdi non viene aggiornata ai volumi necessari per promuovere
l' Italia dalla posizione degli ultimi della classe. E l' aggiornamento
non avverrà mai ai livelli auspicati dall'Europa, poiché
il meccanismo dei certificati verdi incorpora innumerevoli privilegi
ed esenzioni.
In tutti questi anni, nonostante i miliardi spesi con le incentivazioni,
afferma il WWF, i risultati non si sono fatti vedere, mentre gli
altri paesi sono andati avanti a passi da
gigante.
Il dato sulle fonti rinnovabili non fa che confermare che l' Italia
non si è per niente attrezzata per rispettare il protocollo
di Kyoto e combattere i mutamenti climatici. Non solo, l'inazione
sulle fonti rinnovabili non fa che aumentare la dipendenza energetica
dall'estero. Basti pensare alla forte dipendenza dell’uomo
dal petrolio fornitoci, in modo lecito, illecito o abusivo, dal
Medioriente, Africa e altre zone del mondo. Solo quando l’uomo
capirà di dover essere indipendente da queste armi a doppio
taglio, potrà essere libero di respirare aria pulita e
vivere in modo più sano di quanto sta vivendo al giorno
d’oggi. Ciò che fa sperare in un’azione di
rivalsa nei confronti dell’oro nero è la politica
dei biocarburanti in Brasile: circa il 50% di macchine a motore
va a bioetanolo o a biodiesel. Anche in Italia uno spiraglio per
l’utilizzo di questi combustibili lo offre la nuova finanziaria
che rende, progressivamente nel tempo, obbligatoria, in percentuale
però ancora troppo limitata, la miscelazione della benzina
o diesel con etanolo ed altri biocombustibili. Per il momento
il nostro paese rimane tra i primi esportatori mondiali di biocarburanti
lavorati.
Quello delle rinnovabili è un problema che ha le sue radici
sicuramente nel tentativo fallito di mettere in piedi intere produzioni
che procurassero energia rinnovabile e non inquinante. Ad esempio,
tenendo conto delle pseudo-politiche che favoriscono le rinnovabili,
al sud furono aperte fabbriche per automobili ad aria o ad energia
solare che mai videro il varo in campo economico. Tutto per problemi
e controversie economiche di cui non sembra possibile trovare
il capo.
Nel 2002 venne presentata al Motor Show una macchina ad aria denominata
“Eolo”. Questo progetto, elaborato da un ingegnere
di formula 1, fu subito “ben accolto” dalle case produttrici
tanto
che
le prenotazioni del veicolo subissarono i costruttori; essi però
crearono solo ingiustificate illusioni ai volenterosi che intendevano
sostenere questo rivoluzionario progetto, non arrivando mai alla
produzione del veicolo: alla fine i circa 90 dipendenti italiani
chiamati a costruire il “mezzo rivoluzionario” furono
messi in cassa integrazione sino al loro licenziamento.
Finché ci si limita a varare politiche poco efficaci e
si attuano strategie ben poco influenti per soddisfare il bisogno
di vivere in un ambiente pulito, il paese sarà coinvolto
in disastri ambientali provocati dalla negligenza e dalla logica
di una produzione smisurata e in tempi brevi, che comporta ovviamente
rischi altissimi per l’uomo e l’ambiente nel quale
vive.
Alessandro
Laterza e Sebastiano Accorrà, Istituto BESTA, Milano