CROCE, CROCIATE E CROCIFISSI: ERRATA CORRIGE!

In virtù del proposito di un dialogo serio e costruttivo, dopo aver letto l’articolo “Croce, crociate e Crocifisso” di Luca Quaglia, vorremmo sottoporvi qualche appunto.
Prendendo spunto dalla vicenda del crocifisso di Ofena scatenata dall’irreprensibile Adel Smith, protagonista di altre azioni di pura e profonda tolleranza, il nostro amico ingaggia una feroce battaglia contro chiunque promuova o appoggi l’affissione di “un qualsiasi” simbolo religioso.
“L’Italia è l’unico Paese europeo, a parte forse la Spagna e il Portogallo, ad avere ancora i Crocifissi nelle aule” afferma il nostro buon Luca.
Il fatto è che il Crocifisso appeso nelle nostre aule (se ancora è lì per gentile concessione dell’ateo di turno) non è inteso come un simbolo religioso; nessuno pretende che il prof. faccia dire la preghierina all’inizio e alla fine delle lezioni. Quello è il segno della mia, della nostra cultura; anche della cultura di Luca Quaglia! Benedetto Croce (che non è certo definibile un uomo “Casa & Chiesa) lo ha capito; vediamo di capirlo anche noi! Tutto ciò lo nega solo la parte più laicista (e non laica) del nostro Paese perché non gli va giù che la sua vita sia ancora influenzata da questo avvenimento che è il Cristianesimo! La laicità dello Stato non deve essere intesa come “neutralità” ma come “apertura”. Come potrà mai un popolo costruire un dialogo pacifico con individui di altre culture se esso stesso, per primo, non ha un’identità?
“L’Italia è l’unico Paese europeo […] ad avere addirittura una legge, del periodo fascista e non ancora abrogata, che prevede che in tutte le suole e i tribunali sia esposto per ogni aula un Crocifisso” aggiunge Quaglia.
Apprezziamo il tentativo di revisionismo storico abbozzato dal nostro amico, ma abbiamo paura che le cose siano andate un poco diversamente.
La famosa legge che prevede l’esposizione del Crocifisso è un Regio Decreto; più precisamente il n. 965 del 30 aprile 1924 (art. 118, per essere esatti). In quegli anni Mussolini era sì capo del governo ma non aveva ancora instaurato la sua criminale dittatura. Comunque non capiamo perché si debba pregiudizialmente cancellare tutto quello che è stato fatto in quegli anni! Anche quel poco di buono. Il decreto in questione è stato riconfermato da un Parere del Consiglio di Stato (n. 63 del 27 aprile 1988) che recita più o meno così: “il Crocifisso o, più semplicemente, la Croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale indipendentemente da una specifica confessione religiosa. […] La Costituzione repubblicana , pur assicurando pari libertà a tutte le confessioni religiose, non prescrive alcun divieto all’esposizione nei pubblici uffici di un simbolo che, come quello del Crocifisso, per i principi che evoca […] fa parte del patrimonio storico. Né pare, d’altra parte, che la presenza dell’immagine del Crocifisso nelle aule scolastiche possa costituire motivo di costrizione della libertà individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa.”
Le conclusioni del Consiglio di Stato nel citato parere sono categoricamente nel senso che le disposizioni “concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole siano tuttora legittimamente operanti”. Ma Quaglia non si accontenta: “Una Francia che è il Paese dove il principio di uguaglianza è stato coniato, dove con la rivoluzione francese il clero è stato giustamente perseguitato perché ricco di beni e alleato della monarchia, dove è nata una delle prime repubbliche del mondo”.
1- Ci pare che la prima persona ad aver parlato di tale principio di uguaglianza, senza ricorrere ad alcuna rivoluzione, sia stata una persona di circa 1800 anni precedente di nome Gesù di Nazareth
2- Il “clero corrotto” sopra citato non è stato affatto perseguitato dai rivoluzionari, perché ha aderito immediatamente alla Costituzione Civile del Clero. Purtroppo è stato il basso clero (i cosiddetti “refrattari”) a subire persecuzioni. Esempio lampante è l’uccisione per annegamento di numerosissimi sacerdoti (“annegamenti di Nantes”: cfr., in proposito, F. Furet / M. Ozouf, Dizionario critico della rivoluzione francese, Bompiani, 1994)
3- Ammettendo pure per una qualche ragione recondita che i fatti siano in effetti quelli descritti, il nostro compagno si è cimentato in un’apologia del massacro.
4- Vorremmo fare inoltre notare che la Francia repubblicana post-rivoluzionaria più che a una democrazia, ha dato inizio ad una vera e propria dittatura esercitata dalla Convenzione prima e dal Direttorio poi (precedentemente all’affermazione del giovane Bonaparte), in cui il cosiddetto “Stato di diritto” ha dato più volte adito all’annullamento del singolo in nome di una “volontà generale” e di un bene comune stabilito dal rivoluzionario di turno.
Ma il nostro Quaglia rincara la dose parlando di “forze reazionarie e conservatrici del Paese, […] che difendono simboli d’altri tempi”. Se con l’espressione “simboli d’altri tempi” si vuole indicare il Crocifisso, penso che chi ha scritto questo articolo non abbia mai visto da lontano un Cristiano! Per la nostra esperienza la Croce è il simbolo più attuale che si possa trovare dato che ancora oggi entra concretamente nella nostra vita!
Inoltre nell’articolo in questione appare più volte l’aggettivo “laico”. Inviteremmo tutti coloro che di questa parola fanno un uso inconsapevole ad andare a vedere sul loro Rocci (o G.I. che sia) il lemma “laikòs”, derivato da “laòs” che significa “popolo”! Carattere fondante di un popolo è la sua cultura! La nostra cultura è cattolica!



Andrea Caslini & Matteo Zoppi, Liceo Classico BERCHET, Milano


I consigli della redazione

Per chi volesse approfondire il tema della Rivoluzione francese consigliamo il Dizionario critico della Rivoluzione francese a cura di François Furet e Mona Ozouf , la cui ultima edizione è stata pubblicata da Bompiani nel 1994 all'interno della collana "Storia Paperback". In rete un sito molto approfondito è http://www.lastoria.org/e/e_01.htm, creato con la collaborazione dell'Università degli Studi di Milano e del Centre Culturel Français de Milan. Un altro sito su cui trovare molte notizie su fatti e personaggi della Rivoluzione, anche "controcorrente", è http://www.alateus.it/rfind.html. All'indirizzo http://www.biblio-net.com/storia/rivoluzione_francese.htm si può trovare una breve sintesi degli avvenimenti rivoluzionari. Una serie di testi zippati, alcuni dei quali si occupano del rapporto fra Chiesa, cristianesimo e Rivoluzione francese si possono scaricare dal sito http://www.criad.unibo.it/galarico/RIV-FRAN.htm


 

 

 


 

 



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