IL
BULLISMO: FENOMENO DIFFUSO O ALLARME ESAGERATO?
Interviste
anonime con argomento “il bullismo” sono immediatamente
scattate davanti a molte scuole di Milano in seguito alla scoperta
del video del maltrattamento del ragazzo down, di cui la polizia
postale di Torino è venuta a conoscenza grazie ad una segnalazione
di Vivi Down, un’associazione Onlus che si occupa di curare,
aiutare e assistere i portatori di handicap.
Io stesso sono stato fermato davanti a scuola sentendomi fare tre
domande, la prima delle quali mi ha colpito: ”Cosa pensi del
bullismo?”
Al momento ho dato una risposta banale e scontata, dalla quale,
per altro, non vado fiero. Ma una risposta più ragionata,
che, oltre tutto, si trova ad essere concorde con quella espressa
da un ospite di Giuliano Ferrara a “Otto e Mezzo”, la
trasmissione di approfondimento di La7, è che questo non
è bullismo!
Il
bullismo è un modo carino di definire l’atteggiamento
di superiorità assunto da un bambino o ragazzino, alle elementari
o, al massimo, alle medie. Penso non sia ragionevole e accettabile
denominare allo stesso modo un gesto “naturale” come
rubare la merenda o il giocattolo all’amico in età
preadolescenziale e un atto di teppismo e crudeltà compiuto,
per giunta, in un’età dove ormai gli atti istintuali
e privi di controllo dovrebbero essere completamente inibiti. Di
questo, infatti, si tratta, non di desiderio di una cosa, che l’altro
ha sublimato a “minifurto”, o di uno spintone al bimbo
di una classe appena inferiore. No! Questo è un caso di manifesta
mancanza di umanità. Il problema non sta nel fatto che questi
ragazzi abbiano maltrattato e offeso un coetaneo più debole
e malato senza motivo o scopo, ma che lo abbiano fatto per filmarlo.
Hanno perpetrato e vissuto un gesto efferato e malvagio come uno
pseudoevento, creato appositamente per essere “fatto vedere
agli altri”, per i media. Questo, a che cosa è dovuto?
Viene da pensare che sia dovuto all’eccessiva dose di violenza
trasmessa a noi giovani attraverso la televisione, non solo nei
film, ma anche in ogni tipo di pubblicità e trasmissione.
L’idea di apparire in un video che trasmette proprio questi
messaggi di violenza e cattiveria esalta i giovani. Ma questa è
la motivazione data da tutti, usata come giustificazione di questi
atti, altrimenti ingiustificabili. Io non la condivido. Trovo invece
che le persone che noi giovani chiamiamo col nome di “tamarri”
siano quello che sono e facciano quello che fanno esclusivamente
perché vogliono o peggio. Perché è la loro
essenza: imporsi su altri, soprattutto se più deboli, incrementa
la loro soddisfazione, la loro stima di se stessi. Pessimo. Pessimo
e penoso. Allo stesso modo trovo scandaloso e penoso che io venga
classificato come queste persone: adolescenti quanto lo sono io,
o lo è il mio vicino di banco con cui rido e scherzo senza
sentire il bisogno di malmenare o umiliare non solo una persona
più debole, ma una persona che magari neanche si rende conto
di quello che sta accadendo, che non ha neanche scritto sul suo
DNA la parola reazione. Siamo stati noi adolescenti, infatti, a
classificare, a catalogare queste persone come “tamarri”
in modo da differenziarli da noi. Noi non siamo così. L’adolescenza
non è imposizione sugli altri. L’adolescenza è
divertimento, è vero, ma non a spese dei più deboli.
Quello che mi sconvolge, e mi trovo in perfetto accordo con la madre
del ragazzo down in oggetto, che, in un’intervista al Corriere
della Sera, ha detto che sono i genitori dei tamarri (questo l’ho
aggiunto io) che hanno calpestato suo figlio, che l’hanno
umiliato, che devono vergognarsi di aver in casa questi mostri senza
sentimenti.
Quest’ultima definizione, alternativa al termine “tamarri”,
va ovviamente a comprendere quei ragazzi che, mentre accadevano
questi abusi, stavano comodamente seduti ai loro banchi godendosi
lo spettacolo. Magari queste persone non avrebbero mai fatto una
cosa simile e non meritano di cadere tanto in basso da essere catalogati
tamarri, ma la definizione di codardi calza perfettamente!
Mi riesce veramente difficile esprimere le mie sensazioni per quanto
riguarda l’accaduto… non posso che rivolgermi ai genitori
del ragazzo: “Vostro figlio è un mio coetaneo e vorrei
che sapeste che gli sono vicino e che sono profondamente addolorato
di essere un coetaneo, un simile delle persone che lo hanno violentato.
Ma sono fiero di combattere accanto a vostro figlio questo male
che ormai da tempo affligge la nostra generazione.”
Sebastiano Accorà, Istituto BESTA, Milano
I consigli della redazione
Su http://centrostudi.gruppoabele.org/servizi/biblio_bullismo.html
si può trovare una raccolta
di articoli su: bullismo, psicologia, stress, adolescenti, prevenzione,
istituzioni.Su http://www.edscuola.it/archivio/statistiche/bullismo.html
è reperibile un'indagine sul ''bullismo'' alle superiori,
secondo cui un ragazzo su due subirebbe episodi di violenza verbale,
psicologica e fisica e addirittura il 33% sarebbe una vittima ricorrente.Il
sito http://www.bullismo.com/
è interamente dedicato a questo fenomeno.
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