SANCTO IANNE: NON E' LA SOLITA "CANZONE NAPOLETANA"!


Mò siente, il terzo e ultimo del gruppo Sancto Ianne, è il più sviluppato tra i loro lavori, sia dal punto di vista musicale, sia da quello lirico. Il gruppo si rifà prevalentemente alla musica tradizionale della sua regione, la Campania, ma ha assorbito col tempo anche altri tipi di musica mediterranea, come quella di altre regioni italiane o quella araba, che in questo disco trova molto spazio; i loro testi hanno molta importanza nelle canzoni, sono molto belli e coinvolgenti, soprattutto quelli che trattano dei problemi e dei dolori della vita degli emigranti.
Il disco si apre con la canzone “Pe’ la via”, che racconta di quando da ragazzo, colui che parla se la spassava per tutta la giornata, ma lo fa senza malinconia, senza confronto con un presente negativo, al solo scopo di illustrare il suo passato; la canzone è briosa, ha una bella melodia di voce, che quando non è presente è sostituita da stacchi strumentali molto interessanti.
La seconda canzone, “Un futuro a sud”, è la prima a mostrare delle forti influenze arabe dal punto di vista musicale, che si legano col tema del testo, che parla degli immigrati, in prevalenza marocchine, che passano una dura giornata a lavorare nei campi dell’Italia del Sud, raggiunta perché credevano fosse un vero paradiso in confronto alla loro patria: la melodia della voce è molto originale.
La terza canzone, “ ‘A banda d’o Matese”, spiega che nessun destino è segnato per sempre e che con la speranza si può andare avanti: inizia con la sola voce, poi entra una chitarra ad accompagnare ed un effetto glissato che ricorda molto i Pink Floyd, infine si aggiungono il basso, il tamburo e il violino.
La quarta canzone “Nuje can nun stammo vicino ‘o mare” è la prima che all’inizio può stancare, perché la melodia di voce è molto simile a quella delle canzoni precedenti, ma grazie all’arrangiamento con chitarre spagnoleggianti e alla comparsa del pianoforte si riprende bene; il testo parla degli emigranti, del loro futuro incerto e dei loro ricordi pesanti da sopportare.
“Uocchie” è un altro pezzo di forte influenza araba, che inizia con uno strumento arabo, poi entrano i tamburi, il basso e una voce araba che canta versi brevi, ma diretti; il ritornello è a due voci.
“Port’arsa” è un pezzo interamente strumentale, in cui la melodia passa tra i vari strumenti e varia da atmosfere tipicamente arabeggianti ad altre più europee.
“Uno ‘nporta ‘a luna” è un pezzo che inizia in stile arabo, ma poi voce e chitarra danno un’impronta più europea, anche grazie a un coro di voci femminili, che si sentono in lontananza e che cantano in stile liturgico antico, e alla chitarra elettrica e al violino.
L’ottavo brano, “Juorno ‘e festa” è una canzone con sfumature pop, che, per la melodia della voce e dell’arrangiamento, ricorda un po’ De Andrè; non varia molto ed è prevalente l’aspetto ritmico su quello melodico.
“Peppe ‘o mago” è una canzone in stile campano, che però poi si trasforma e diventa musica balcanica, in cui il violino mostra le sue doti tecniche.
L’ultimo pezzo, “Tarantella d’a fatica/N’ata botta”, come dice il titolo, è una tarantella in cui è predominante l’aspetto ritmico con tamburello e percussioni costanti, mentre la voce, a volte accompagnata dai cori, è l’unico aspetto melodico: la canzone racconta di una persona che si è stancata di lavorare e vorrebbe che fosse sempre domenica.
Si tratta di un album che rivela un gruppo ormai maturo, che può piacere sia ai cultori della tradizione, sia a coloro che cercano nuovi suoni e nuove aperture sulla “musica del mondo".

Andrea Cattafi, Istituto BESTA, Milano

I consigli della redazione

Il sito del gruppo all'indirizzo http://www.sanctoianne.com (in italiano e in inglese) offre biografia e discografia, calendario dei concerti, selezione delle recensioni, galleria di immagini e la possibilità di scaricare alcuni brani.
La discografia della band comprende, oltre a Mò siente, il lavoro d'esordio autoprodotto, dal titolo Tante bannere, tanti padrune, e il successivo Scapulà, pubblicato per l'etichetta Folkclub Ethnosuoni (http://www.folkclubethnosuoni.com/) e distribuito dall'IRD.
I Sancto Ianne hanno anche partecipato alle seguenti antologie:
- Tribù Italiche - Campania (2002) allegata alla rivista "WORLD Music"
- Las musicas de Italia (2003) pubblicata dalla FNAC in esclusiva per il mercato spagnolo
-
Folk Geneticamente Modificato (2003) allegata al libro omonimo di Luca Ferrari edito da Stampa Alternativa
- Voci x La Libertà - Una canzone per Amnesty
(2006) allegata alla rivista "Rockstar"

 

 

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