STEVE McCURRY: TAKE A WALK ON THE WILD SIDE...

Ho una grande amica.
Una grande amica la cui smisurata passione è immortalare e ammirare grandi immagini.
Un’amica con cui non molto tempo fa ho condiviso una mostra magnifica, emozionante.
Così lei ricorda quella mostra: “le moltitudini diventano un singolo movimento dotato di occhi e ragione, i singoli sguardi parlano invece per moltitudini di persone. Lo sfondo sempre perfetto, i colori magici e contrastanti. Attimi di dolore o di gioia fermati da un occhio vigile, da un indiscusso grande artista. Viene voglia di fuggire, di correre ancora più veloce verso un altro orizzonte […]”.
Un indiscusso grande artista.
Steve McCurry è forse il ritratto dell’Ulisse di Omero. Un impavido (o forse no) viaggiatore pronto a lasciare la propria dimora alle spalle, senza dimenticarne la dolcezza.
Afghanistan, Tibet, Cambogia o semplicemente la vicina Roma.
Gli occhi saggi di giovani bimbi, lo sguardo ingenuo di vecchi uomini ormai allo scadere della vita, dell’umanità.
Li ha colti tutti, e di tutti ha saputo raccontarne la vita attraverso colori, forme e un click in più.
Descrivervi una foto? Impossibile.
Non c’erano singole foto, quel giorno, in quella sala: solo scorci di mondo da cui non vedevi l’ora di staccar lo sguardo e pezzi d’umanità a cui restavi attaccato, attaccato per sempre.
Gli occhi ritratti parlavano della propria miseria, della propria voglia di morire eppur di vivere. Grandi guerre e piccoli disagi si fondevano in rosse emozioni, in freddi brividi che, come comun denominatore avevano la mia voglia di fuggire, di vedere con i miei occhi cosa c’è fuori dalla mia pelle e dalla mia città.
La mia grigia città priva di quei colori e di quella saggezza.
Sono uscita da quella sala dopo più di due ore, mi pare, nulla lì aveva il limite del tempo, e mi sono sentita smarrita vedendo la piazza del Duomo con le sue fredde vetrine e la sua fredda visione della vita.
Nulla al di fuori di quelle immagini sapeva più di pesca, i colori erano ridotti alla squallida tavolozza di un cinico portatore di morte.
Eppur ora è primavera, il verde ricomincia a lottare contro l’asettico grigio della pelle delle nostre case. È forse ora di partire? Per qualcuno forse no, forse qualcuno preferisce rimanere un timido scrutatore di sogni. Nulla da ridire: è un viaggio, è anche questo un grande viaggio colorato.

Ylenia Fogliani, istituto BESTA, Milano

I consigli della redazione

Nel sito http://www.stevemccurry.com/main.php si possono trovare itinerari, immagini e foto dei viaggi di McCurry, la biografia e la possibilità di ulteriori contatti.

 



 


 
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