LA GERMANIA: COSI' E'... SE VI PARE!

Come ogni anno, una classe dell'Istituto Besta di Milano ha affrontato la difficile trasferta in Germania, per il tradizionale "programma scambio". Abbiamo quindi intervistato due fra i protagonisti di questa avventura
Iniziamo con le solite domande di routine…

l'oblò
: Mattia, Elena, dove siete andati?
M & E: Siamo andati nella città di Dreieich, vicino a Francoforte.

l'oblò: Quando?
M & E: Nella settimana fra il 17 e il 24 settembre 2005.

l'oblò: Al momento della partenza, il morale com’era? E il viaggio come ti è sembrato?
Mattia: Da parte di qualche compagna ci sono state lacrime, per le loro mammine che lasciavano!! siamo partiti...”sciallati”…ascoltando musica, cambiando i posti,…insomma abbiamo fatto un po’ di casino! A Basilea, dove dovevamo cambiare il treno, per fortuna non ci sono stati inconvenienti, in poche parole non abbiamo perso la coincidenza. Sul questo treno ci siamo esaltati perché era tipo “astronave”, non come il treno di Milano; era talmente bello, che me lo sono girato tutto, naturalmente non da solo.
Elena: Io ero molto contenta e per niente preoccupata! Molti mi sono parsi agitati, io invece ero tranquilla; forse per il fatto che avevo da poco vissuto un’esperienza simile. C’era però un po’ di impazienza al pensiero di cosa mi e ci attendeva. Per quanto riguarda il viaggio l’ho trovato lungo! Ad un certo punto non ne potevamo più di stare sul treno e non vedevamo l’ora di arrivare. Comunque è stato un bel momento per stare tutti insieme.

l'oblò: I ragazzi tedeschi, come vi hanno accolto all'arrivo?
M: All’arrivo tutto il gruppo, genitori e ragazzi, ci ha accolto insieme ai due insegnanti tedeschi. Arrivati in stazione, la prof Dal Cason ci ha presentato agli altri proff. e ai rispettivi compagni a cui eravamo stati assegnati. E da lì ognuno è andato per i fatti suoi, non ci siamo rivisti fino al giorno dopo.
E: quando siamo arrivati, ci siamo ritrovati davanti una schiera di ragazzi e ragazze tedeschi con un fascicolo in mano e un donna che ci chiamava a mo’ di appello. È stato un momento un po’ dispersivo in quanto, forse anche perché eravamo un po’ straziati dal viaggio, all’inizio non abbiamo capito bene cosa bisognava fare, comunque una volta lasciata la stazione, ognuno con la propria famiglia, mi sono effettivamente resa conto che la nostra avventura iniziava!

l'oblò: Il ragazzo che ti ospitava, che impressione ti ha dato?
M: Personalmente ho vissuto una situazione diversa dagli altri miei compagni, siccome il mio ragazzo ospitante era in gita a Roma, per i primi due giorni sono stato in casa con Tommy. Il primo incontro con il mio ospite è avvenuto la prima sera, al suo ritorno. Io, Tommy, il mio e il suo ragazzo tedesco siamo stati tutta la sera a parlare nella dependance, dopo che mi aveva mostrato la mia stanza. È un ragazzo stravagante, simpatico, mi sono trovato bene!
E: Premettendo che io quest’estate ero già stata in Germania e avevo avuto modo di conoscere Nina, la ragazza che mi ospitava, rivedendola e passandoci insieme una settimana ho potuto approfondire la nostra amicizia. Devo dire che sono stata molto fortunata a trovare una ragazza e una famiglia come lei, in quanto sono sempre stati sempre molto gentili e disponibili e mi hanno trattata sempre molto bene. Nina in particolare è sempre stata con me e ha sempre cercato di capire il mio tedesco… addirittura lei dormiva per terra e io sul letto!

l'oblò: Racconta una giornata “tipo” con i ragazzi tedeschi
M: Al mattino ci si ritrovava a scuola, in una specie di aula magna, a fare colazione, anche se l’avevamo già fatta a casa, si parlava un po’ di cosa si era fatto la sera precedente e di come era andata. Tutto questo fino al momento in cui bisognava andare in giro, a visitare di Francoforte con tutti i proff. e i compagni. La meta predefinita era Francoforte, ma ogni giorno i luoghi da visitare cambiavano. Siamo andati a vedere la casa di Goethe, il centro della città (municipio, teatro, duomo) e un giovedì siamo andati a fare la gita sul Reno, che è durata tutta la giornata. Tutte queste visite sono state fatte insieme ai proff. Però alla domenica noi ragazzi siamo andati da soli a pattinare.
E: Al mattino ci svegliavamo e facevamo colazione, la madre di Nina poi ci accompagnava a scuola o alla fermata del bus che era il punto di ritrovo se si doveva fare una visita. Dopo l’attività mattutina tornavamo a casa per il pranzo e subito dopo uscivamo per vederci con gli altri per un’altra visita o semplicemente per stare con qualcun altro. Si tornava a casa per cena e dopo la doccia uscivamo di nuovo per andare tutti insieme in un locale, al massimo fino a mezzanotte (per me a Nina), poi si ritornava a casa e si andava a letto. Come si può notare non avevamo un attimo di tempo per riposarci, infatti arrivavamo a casa sempre stanchi.

l'oblò: La sera, visto che eravate liberi, cosa facevate? stavate sempre insieme?
M: Si usciva sempre, andavamo nei locali, però non eravamo sempre insieme, anche perché non tutti abitavamo vicini, e poi bisognava vedere se gli ospiti tedeschi si conoscevano fra loro. Una sera siamo andati quasi tutti a casa di Malika, siamo rimasti lì un po’, ma siccome eravamo in troppi siamo stati “sbattuti fuori”, e a quel punto siamo andati in un locale messicano. Solo al mattino eravamo certi di stare tutti insieme, ma la sera no, di solito eravamo divisi in gruppi. L’unica sera siamo stati tutti insieme, è stato a casa di Jule, l’ultimo giorno
E: Nina è rimasta sempre con me, sia il pomeriggio che la sera, noi però non stavamo sempre con tutti gli altri; più che altro frequentavamo i ragazzi che ospitavano Mattia e Thomas e le ragazze che ospitavano Alice, Laura e Roberta. Insieme a loro andavamo nei locali o a casa di qualcuno di loro.

l'oblò: che tipo di rapporti si sono instaurati con i tedeschi? sempre se si sono instaurati!
M: Parlo per me: al mio “tedesco” ho mandato un’e-mail, ma lui non mi ha mai risposto. Comunque si sono instaurati bei rapporti anche se non ci sono più molti contatti. Per altri è andata diversamente, si sentono ancora, si scrivono, si chiamano, insomma sono ancora in contatto. Per esempio Jule, la ragazza che ospitava Alice, è venuta trovarla per i fatti suoi.
E: Tra molti sono nate amicizie.

l'oblò: Impressioni sulla vita in Germania, per quel poco che ne hai assaporato?
M: Non ci sono orari, la colazione è sicura, ma il pranzo e la cena no! Tutto è diverso, tutto è vissuto in modo differente dal nostro, ad esempio il fatto che un ragazzo possa bere, da noi può essere considerata una cosa ”brutta”, mentre lì è incentivata dai genitori, che sono i primi a offrirti da bere… Per me la vita è più bella, lì è sempre festa!! Non so se è perché c’eravamo noi, ma da quel che ho capito non penso, ogni sera qualcuno fa qualche party… Sono sempre fuori!
In conclusione penso che mi troverei meglio a vivere lì!!!
E: Come si può facilmente immaginare, la vita in Germania è completamente diversa da quella in Italia e soprattutto è differente la vita a Dreieich; ad esempio i ragazzi ci portavano in giro di sera, anche dopo mezzanotte, mentre se esci da sola a Milano di notte, non sai se torni a casa… e poi anche le strutture sono meglio organizzate e funzionanti e la stessa cosa vale per i mezzi di trasporto, anche se c’è da dire che rispetto a quelli italiani sono molto più cari.

l'oblò: Come hai passato il viaggio di ritorno?
M: Anche in questo caso, come alla partenza, ci sono state lacrime da parte di molti compagni in generale, non per le loro mamme, ma perché si erano creati dei bei rapporti con i compagni tedeschi, dopo una settimana a contatto era anche inevitabile. Comunque il viaggio è proseguito senza colpi di scena, semplicemente c’era chi piangeva, e chi dormiva!
E: Al ritorno ci siamo ritrovate a rivivere tutte le cose che abbiamo fatto confrontandoci tra noi, e a dormicchiare, visto che eravamo stanchissimi! Comunque da parte mia c’era una certa malinconia per aver lasciato i ragazzi tedeschi e anche la Germania stessa.

l'oblò: Che cosa ti ha lasciato questa esperienza?
E: Beh, sicuramente mi ha dato modo di fare amicizia e di vedere e provare come si vive in un altro paese, come sono le strutture e le persone. Tutto ciò l’ho trovato molto costruttivo e sono contenta di aver avuto l’opportunità di fare quest’esperienza e di averla fatto con la classe! Spero anzi di ripeterla in futuro.

Intervista a cura di Alessandra Tortorelli, Istituto BESTA, Milano

I CONSIGLI DELLA REDAZIONE

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