VENTO D’APRILE: LA VOCE DELLA RESISTENZA
Sabato 22 gennaio, presso l’aula magna dell’istituto
F. Besta di Milano, si è tenuto un concerto dedicato alle
classi quarte e quinte, durante il quale si sono esibiti i Baraban,
un noto gruppo che presenta ormai da anni, in tutta l’Italia
e in alcuni paesi europei, un set di brani folk che ripercorrono
la nostra storia, dalla Prima guerra mondiale alla Liberazione e
oltre, con particolare attenzione a quelle canzoni, che accompagnarono
la lotta dei partigiani impegnati nella Resistenza.
Lo spettacolo, organizzato da alcuni docenti di storia dell’istituto
nell’ambito del “Progetto Resistenza” per ricordare
i 60 anni dalla Liberazione, puntava a far capire uno fra gli aspetti
più importanti delle due guerre, cioè come la popolazione
viveva quei momenti, che cosa provava, perché da sempre il
dolore trova sfogo nel canto che dà forza e speranza.
I Baraban, formati da cinque elementi, si sono alternati nel raccontare
di volta in volta, prima di suonare ogni canzone, la storia che,
in un certo senso, le stava alle spalle.
Il percorso di questo concerto è iniziato con un brano nato
durante la Prima guerra mondiale, “O Gorizia tu sei maledetta”,
una canzone che esprimev a
una decisa protesta contro la guerra, che per anni causò
nella destra nazionalista forti malumori a causa del suo chiaro
messaggio pacifista, anti-militarista e dai tratti anarchici.
Quasi improvviso è avvenuto lo stacco e il passaggio alle
canzoni del periodo della Seconda guerra mondiale, reso giustificabile
dalla forte analogia di dolore e sentimenti che pervadono i componimenti
di entrambe le guerre. “Fischia il vento” e “Bella
ciao”, suonate con trasporto e passione, si possono considerare
a pieno titolo le due canzoni più conosciute e cantate durante
gli anni in cui i partigiani italiani si batterono per liberare
l’Italia dal fascismo e dall’occupazione tedesca.
Durante il concerto i Baraban non hanno eseguito solo canzoni partigiane,
ma hanno dato sfogo alla loro creatività presentando dei
brani di un genere diverso dallo stile folk, come “14 luglio”,
un pezzo dal forte sapore swing, genere che al tempo della Resistenza
rappresentava il sogno della libertà, della vittoria americana
e della ritrovata voglia di vivere, oppure la versione in dialetto
della “Canzone del Maggio” di Fabrizio De André.
I Baraban hanno offerto agli studenti uno spettacolo emozionante
e coinvolgente, capace di trascinare gli spettatori dentro i ritmi
e le atmosfere di anni di guerra, di rabbia, di tristezza, capace
di imprimere in ognuno di noi, attraverso quel superbo veicolo di
pensieri e sentimenti che è la musica, la memoria di vicende
storiche drammatiche consumatesi qui da noi, in Italia, perché
la memoria è il bene più prezioso di un popolo, perché
una nazione senza memoria è una nazione in balia degli eventi.
Ivan Posca, Istituto BESTA, Milano
I CONSIGLI DELLA REDAZIONE
Chi volesse saperne di più, dei Baraban come dello
spettacolo, può andare sul sito del gruppo http://www.baraban.it:
contiene la storia del gruppo, notizie sulle varie produzioni concertistiche,
la discografia completa, compresi i progetti collaterali, con la
possibilità di ascoltare un brano di ogni album, il calendario
degli spettacoli.
Per quanto riguarda la Resistenza ecco alcuni siti interessanti:
In rete http://www.resistenzaitaliana.it
è un sito ricchissimo di materiali, anche sugli aspetti più
bui della guerra civile (per es. Malga Porzus o le “foibe”),
altri materiali sono sul sito http://www.novecento.org/novecento.htm,
progettato e gestito dalla Commissione Didattica dell' Istituto
nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia.
Un lavoro didattico realizzato dal Liceo Grassi di Savona, intitolato
“Il tempo delle scelte: 1943-1945”, si trova al seguente
indirizzo:
http://www.liceograssi.it/storia del novecento/dossier on line.htm
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