LA VERITA' SULLA DONNA
MUSULMANA
Il
5 Marzo 2010 si è tenuta nell’aula magna dell’istituto
Fabio Besta un incontro per discutere,in vista della ricorrenza
dell’8 Marzo, giorno della festa della donna,una tematica
alquanto dibattuta negli ultimi tempi: il ruolo della donna musulmana
nel mondo islamico e nella nostra società. Il primo incontro
condotto dalla psicologa Dounia Ettaib di origine marocchina, già
vicepresidente lombardo dell'ACMID-Donna Onlus, Associazione della
Comunità Marocchina in Italia delle Donne, ora presidente
dell'Associazione DARI - Donne Arabe d'Italia, si è aperto
con una semplice domanda: siamo sicuri di poter affermare con certezza
che il volere della religione musulmana sia quello di sottomettere
la donna? L’errore che fanno in molti, infatti, è quello
di credere che Allah attraverso il Corano inciti gli uomini a “schiavizzare”
la donna, sottomettendola al loro volere e imponendole regole che
non possono violare perché se lo facessero andrebbero incontro
a dure punizioni o addirittura alla morte. Il
principale obbligo imposto alla donna su cui si è soffermata
la psicologa è l’uso dello chador (più comunemente
da noi denominato “velo”) e del burka molto più
fastidioso. Le regole a cui va incontro la donna musulmana non si
limitano soltanto all’abbigliamento ma riguardano anche una
precisa condotta di vita ovvero un’unica e sola devozione
per la casa e per la famiglia. Inoltre la donna musulmana è
obbligata a sposare un uomo musulmano e non può rifiutare
un eventuale matrimonio combinato (prestabilito dalla famiglia per
interessi personali). Detto ciò dove sta l’errore?
Come ha spiegato la relatrice, nulla di ciò che si sente
sull’argomento è scritto sul Corano. Ciò
però non spiega come mai tutto questo venga applicato, perché
le donne sono obbligate a coprire il loro volto, perché molte
ragazze che vivono in Italia vengono uccise dai loro padri perché
si innamorano di un ragazzo occidentale o perché venga vietato
a loro la possibilità di continuare il percorso di studi.
La risposta è molto chiara: gli uomini hanno mal interpretato
le sacre scritture. La dott.ssa Ettaib, che conosce perfettamente
alcuni passi del Corano, ne ha spiegato chiaramente il significato.
Innanzitutto il burka non è un abbigliamento di origine islamica,
esso nasce in Persia. In quelle regioni soffia un forte vento che
alza le polveri sottili che potrebbero ferire gli occhi ed entrare
nel naso e nella bocca, per questa ragione le donne persiane si
coprono totalmente il volto. Neanche lo chador è un indumento
religioso e Allah nel Corano lo nomina indicandolo come un “mantello
per coprire le bellezze della donna” che letteralmente significa
coprire le parti intime. La donna musulmana è libera di decidere
di portarlo o meno ma non deve sentirsi in obbligo e deve essere
cosciente dei motivi per cui lo porta ricordandosi che chi vive
nei paesi occidentali non dovrebbe indossarlo, poiché una
persona, secondo la legge deve essere riconoscibile. Concluso
questo chiarimento la relatrice è passata ad un altro punto
fondamentale: la religione del marito di una donna musulmana. Il
Corano prescrive chiaramente che una donna musulmana deve sposare
un fedele nell’unico Dio, ma non ne viene specificata la religione
(islam, cristianesimo, ebraismo). Le donne non dovrebbero quindi
sentirsi minacciate dalla loro religione, perché non è
vero che se non rispettano le regole imposte dagli uomini non raggiungeranno
il paradiso.
Il
secondo incontro è stato condotto dalla dott.ssa Maryan Ismail,
di origine somala, appartenente all'Associazione Donne in Rete per
lo Sviluppo e la Pace, che ha fatto un breve accenno sull’uso
dello chador spiegando che anche nel suo paese si usa un foulard
utilizzato come turbante. Il suo significato però è
ben più preciso: quando una donna lo indossa indica che è
già sposata. Un secondo punto fondamentale affrontato è
stato quello della mutilazione dei genitali femminili nelle bambine
come rito di passaggio all’età adulta. Questo non è
scritto nel Corano ma è solo un’usanza di carattere
tribale, il cui fine è quello di limitare il piacere della
donna, in modo che l’uomo la possa controllare anche nell’intimità.
Durante i due incontrii abbiamo potuto ascoltare anche una serie
di testimonianze da parte di ragazze di religione islamica che hanno
concordato nell’affermare che la condizione delle donne in
molti paesi islamici sta attualmente peggiorando per l'avanzata
del fondamentalismo. Alcune di loro però hanno rivendicato
il diritto di indossare il velo simbolo di rispetto verso l’uomo
ed Allah e del loro legame con la religione.
Quest'iniziativa ha incontrato l'interesse degli studenti e delle
studentesse, che hanno seguito i due incontri con grande silenzio
e partecipazione, e ci ha permesso di potuto confrontarci con altre
società e altre culture aprendoci a un mondo così
diverso da noi ma in realtà non così lontano.
Laura Giovannetti, Istituto BESTA, Milano
I consigli della redazione
http://www.acmid-donna.it/
e http://www.associazioneadir.org
sono rispettivamente i siti dell'ACMID-Donna Onlus, Associazione
della Comunità Marocchina in Italia delle Donne e dell'ADIR,
Associazione Donne in Rete per lo Sviluppo e la Pace.
La distinzione fra i vari tipo di velo diffuso nel mondo la si può
trovare all'indirizzo
http://it.wikipedia.org/wiki/Tipi_di_velo_islamico.
Un'esauriente documentazione sul dibattito in merito al velo è
reperibile sul sito del vaticanista dell'Espresso Sandro: Magister
http://www.chiesa.espressonline.it/dettaglio.jsp?id=7016.
Può essere uitile anche http://www.giovani.it/news/societa/velo_islamico.php.
Per
chi volesse sentire direttamente la voce del mondo islamico, consigliamo
i seguenti siti: http://www.islamitalia.it/
(molto ricco e abbastanza equilibrato), http://www.islam.it/
(sito del Centro Islamico di Milano e Lombardia, offre testi e documentazione
sull'Islam, http://www.shia-islam.org/
(è il sito dei Musulmani italiani seguaci della scuola
sciita e contiene descrizione, norme, principi dell'Islam sciita,
maggioritario in Iran e in Iraq), http://www.cestim.it/02.islam.htm
(è la ricchissima scheda dedicata all''Islam e alla cultura
araba nel sito del CESTIM,Centro Studi Immigrazione onlus), mentre
all'indirizzo http://www.sufi.it/
si può approfondire la spiritualità sufi, una componente
importante della religione mussulmana.
Utile
può essere la lettura di questi testi: Giorgio Paolucci e
Camillo Eid (a cura di), Cento domande sull'Islam. Intervista
a Samir Khalil, pubblicato da Marietti (euro 13); Franco Cardini,
Europa e Islam. Storia di un malinteso, uscito nel 2001
per Laterza (euro 9). Analizza invece la spesso drammatica situazione
dei convertiti dall'Islam al Cristianesimo il libro di Giorgio Paolucci
e Camille Eid, I cristiani venuti dall'Islam, pubblicato
da PIEMME (euro 12). Per una prospettiva "interna" si
può leggere L'Islam spiegato ai nostri figli (Bompiani,
euro 6,20), di Tahar Ben Jelloun, il noto scrittore marocchino
autore del fortunato Il razzismo spiegato a mia figlia.
Le controverse tesi di Samuel Huntington sul conflitto fra culture
e civiltà si possono leggere in Lo scontro delle civiltà
e il nuovo ordine mondiale, ripubblicato nel 2003 nella collana
Elefanti Saggi della Garzanti (euro 13). Interessante per un approccio
letterario è l'antologia curata da Valentina Colombo e pubblicata
da Mondadori, L'altro Mediterraneo. Antologia di scrittori arabi
del Novecento.
|