11 SETTEMBRE: UN ANNO DOPO, INSIEME PER RICORDARE
E COMPRENDERE
11 settembre 2001: a solo un giorno dalla ripresa delle lezioni
nel nostro liceo, tutto il mondo viene sconvolto dal più
spaventoso degli attacchi terroristici; l'America è messa
in ginocchio, e "colpita al cuore" piange le duemilaottocento
vittime.
11 settembre 2002: tutto il mondo si ferma in memoria di quel tragico
giorno. Quotidiani, telegiornali, radio, riviste, dibattiti televisivi,
concentrano la loro attenzione sull'America e su "Ground Zero",
che nella sua desolazione e nel suo doloroso silenzio, esprime l'
amarezza e lo sconforto vivo ancora oggi come un anno fa.
Ovunque manifestazioni, preghiere, attimi di raccoglimento e di
meditazione, anche il Severi non ha voluto restare indifferente
a questi fatti; sembra comunque strano pensare che il nostro sia
stato una dei pochi istituti di Milano che abbia lasciato spazio
alla riflessione e al dialogo.Sarebbe stato difficile, d'altronde,
tacere un inevitabile dibattito che,
in ogni caso, sarebbe nato spontaneamente fra di noi.
Per tale ragione, lo stesso corpo insegnanti ha proposto di sospendere
le tre ore di lezione
previste, e di organizzare assemblee che riunissero le classi nei
corridoi per corso (come è ormai risaputo, non è possibile
riunire gli oltre ottocento studenti del Severi nell'aula magna
per questioni di spazio e di sicurezza). Non c'era una linea comune
da seguire per trattare l'argomento, ma la parola d'ordine era:
voce agli studenti! I professori hanno dato inizio all'Assemblea
attraverso una ntroduzione; due sono state le linee da loro adottate:
chi ha voluto ripercorrere il profilo storico dei fatti, e chi,
invece, ha proposto uno spunto di riflessione impostato sul piano
filosofico, ponendo in evidenza le condizioni etiche.
Proprio in base a quest'ultimo punto sono state trattate questioni
fondamentali che hanno fornito un'importante base per gli interventi
successivi. Il dibattito è stato, così, impostato
più sul piano personale, e ci ha permesso di esprimere considerazioni
non scontate, come è capitato più volte parlando di
questi fatti, bensì spontanee e sentite. Si è parlato
di fanatismo (insieme di principi morali assoluti e indiscutibili
cui tutti devono uniformarsi), di terrorismo (espressione mascherata
del fanatismo, di
tolleranza e intolleranza, di ordine e giustizia, di guerra e pace.
Si è riflettuto circa la necessità di cogliere una
scala di valori universale a cui ogni ordinamento giuridico faccia
riferimento, e che possano essere il punto fondamentale di partenza
per qualsiasi decisione politica di carattere internazionale. 
E' da qui che sono scaturite numerose nuove questioni. Come si annida
quel fanatismo, capace addirittura di spingere l'uomo a compiere
azioni prive di logica? Attraverso quale consenso e contesto sociale
si accresce questo sentimento? Come è possibile capirne le
radici prima che questo assuma posizioni più rischiose? E'
possibile ritenerlo legittimo? Esiste un diritto alla 'non-tolleranza'
nei confronti di coloro che non sono tolleranti, e fino a che punto
si può esprimere? Il terrorismo è giustificabile?
E' comprensibile? E' giusto disporre un intervento militare per
combattere le radici del fanatismo senza avere una certezza di successo
circa il raggiungimento degli scopi prefissati? Non è possibile
dare una risposta univoca a tali domande. Ognuno di noi dentro di
sé cerca di conciliare l'istinto, la ragione e le basi etiche;
siamo certe che nessuno si senta davvero in grado di affermare ciò
che è giusto e ciò che, invece, è da condannare.
ma è importante aver modo di discutere di tali argomenti
con persone della nostra età, ed è altrettanto utile
poter ascoltare anche il pensiero dei nostri insegnanti, che, senza
alcun dubbio, portano con loro un patrimonio di esperienze più
completo del nostro.
Dobbiamo renderci conto che vi sono e vi saranno situazioni nella
vita davanti alle quali non potremo chiudere gli occhi e fingere
indifferenza; è necessario imparare fin da subito a saper
dare una propria interpretazione ad ogni avvenimento che ci coglie
talvolta impreparati; e molto importante è il sapersi rapportare
con gli altri, poter aver uno scambio di opinioni, ma senza rimanere
attaccati alle nostre convinzioni, bensì cercando di comprendere
le ragioni degli altri, domandandoci quali siano le più
equilibrate; è l'indifferenza che porta certi uomini a compiere
atti estremi: bisogna imparare a dialogare.
Alessandra Giavarini e Carla Greco, Liceo Scientifico
SEVERI, Milano
I CONSIGLI DELLA REDAZIONE
Vi diamo i titoli di alcuni libri che approfondiscono il tema
dell'11 settembre e delle sue conseguenze:
AA.VV., Si può ancora essere pacifisti? Interrogativi
dopo l'11 settembre, Ancora
J.Baudrillard-G. Caffentzis-J. Brecher, La guerra dei mondi.
Scenari d'Occidente dopo le Twin Towers, DeriveApprodi
Luca De Biase, In nome del popolo mondiale. La globalizzazione
dopo l'11 settembre, Fazi
A. De Guttry-F. Pagani, Sfida all'ordine mondiale. L'11 settembre
e la risposta della comunità internazionale, Donzelli
Giulia Fossà (a cura di), La terza torre. Libertà,
sicurezza, diritti civili e terrorismo dopo l'11 settembre,
Fazi
Michele Gambino, Orgogli e pregiudizi. Islam e Occidente dopo
le Twin Towers, Manni
Kepel Gilles, L'autunno della guerra santa. Viaggio nel mondo
islamico dopo l'11 settembre, Carocci
Pete Hamill, La vita, dopo. Cronache da New York, Ponte alle
Grazie
Sergio Romano, La pace perduta 1989-2001. Il grande disordine
mondiale: guerre e crisi nel terzo dopoguerra, dalla caduta del
Muro al crollo delle Twin Towers, Longanesi
Questo è invece un libro fotografico, quindi piuttosto
costoso (27 euro!) che permette di ripercorrere quelle ore tragiche:
Gianluca Simone, New York 11 settembre 2001, Il Mulino 2002
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